Una mia amica m’invia, stamattina, una audio WhatsApp. Di sottofondo sento il suono delle campane di una chiesa, suono che mi ricorda l’Italia e che qui a Berlino è piuttosto raro.

Al suo audio segue il mio “non sapevo che andassi a messa la domenica”.

Sempre tramite audio lei mi risponde “riascoltando il mio messaggio, ho pensato che me lo avresti chiesto. In realtà sto andando da una mia amica”.

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Photo by Rachit Tank on Unsplash

Ma perché questo accade?

Per una forma d’insicurezza, cioè controllo se ho detto tutto e bene, o per narcisismo?

Entrambi i casi sono probabilmente contemplabili.

Ma perché usiamo i messaggi audio.

Il messaggio audio ci dà diversi vantaggi.

Il primo, di tipo pratico, quello di poter comunicare qualcosa in maniera rapida, senza dover fermarci a scrivere.

Il secondo è quello di poter comunicare attraverso il tono della voce in maniera più chiara, sperando di evitare fraintendimenti.

Il terzo è quello di poter parlare al ricevente senza dover affrontare una conversazione, senza cioè, dover entrare in un faticoso contraddittorio. Ti dico al volo cosa penso, ora scappo, ci sentiamo stasera.

Mentre una telefonata prevede una fase di ascolto e di confronto costante, un audio no. L’audio obbliga il ricevente ad ascoltare fino alla fine senza diritto di interruzione. Maggiore è la lunghezza del messaggio, minore è la possibilità che l’altro possa replicare.

L’Io del mittente è il protagonista assoluto di questo gioco. Il sovrano che siede al centro della stanza. A rafforzare questo tipo di comunicazione, c’è poi l’autoascolto: mando un messaggio unidirezionale e lo riascolto.

Dov’è finto in tutto ciò lo spazio dell’Altro?

Con l’audio non “comunico con”, ma “comunico a”.

Allora proviamo a creare una sorta di Netiquette degli audio WhatsApp:

1 Usiamoli solo con persone con le quali abbiamo una certa confidenza e comunque mai prima di aver chiesto il permesso di farlo o senza che prima ci sia stato una comunicazione diretta (telefonica o dal vivo)

2 Bandiamo i messaggi più lunghi di 1 minuto. Al massimo spezziamo l’audio in più messaggi. Non possiamo pretendere che l’altro rimanga in silenzio ad ascoltare i nostri monologhi!

3 Inviamo l’audio quando solo quando abbiamo qualcosa da dire. Ricordiamoci che i vari ehmmm, ahmmm o i silenzi infiniti fanno parte del tempo di prezioso di ci ascolta.

Se avete altri suggerimenti, scriveteli pure nei commenti. Al momento, non è pare sia possibile, qui, mandare audio!

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Parola di Life Coach

www.carloloiudice.com

Attore, public speaking e life coach certificato di base a Berlino dal 2011

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