Tempo come occasione per agire

Che fai a capodanno? Bilanci? Progetti? Buoni propositi?

Domande sempre orribili. Figuriamoci in questo fatidico 2020 da cui, diciamoci la verità, scapperemmo quasi tutti.

Il 2020 è l’anno che spingerebbe il più temerario dei due gemelli a mettere alla prova il paradosso di Einstein per accertarne la veridicità.

Mentre uno dei due rimane sulla Terra, l’altro parte su una navicella spaziale e torna, dopo quattro anni, ben più giovane del fratello.

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Photo by Tiffany Combs on Unsplash

Eh sì, Il 2020 sarebbe una gran bella occasione per capire se è vera questa storia che puoi invecchiare di più o di meno a seconda della velocità con cui viaggi.

Pare che Albertone Einstein avesse visto grazie ai gemelli il senso profondo dello scorrere del tempo. Tutto dipende dal modo e dalla direzione in cui ci muoviamo, dalla velocità con cui andiamo, da quanto lontano è il nostro orizzonte.

Sì, e l’insieme di queste cose si chiama orizzonte degli eventi. Ed e’ proprio lui a determinare quanto cresciamo o invecchiamo.

Quantificarlo, ottimizzarlo, analizzarlo.

Da cosa deriverebbe, altrimenti, questa ossessione per la produttività, per la ricerca continua del senso, della mania del controllo?

Il life coaching mi ha insegnato che c’è un concetto ben più profondo di tempo che è risultato di due forze che si contrappongono e che determinano gli eventi della nostra vita.

Sto parlando di qualità vs quantità.

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Photo by Ben White on Unsplash

Pare che tutto abbia inizio dal caos primordiale da cui ebbero origine Gea, la Terra e il suo contrario, Urano, il cielo. Il cielo soffoca la Terra in un continuo ed eterno abbraccio. Non smette mai di inseminarla ma le impedisce di far uscire i suoi figli dal grembo. Allora Gea chiede ai figli di aiutarla affinché non muoia soffocata e affaticata. Solo uno trova il coraggio: Chronos, il Tempo, che evira il padre dal grembo della madre. Urano così si stacca definitivamente da Gea e va a occupare la volta celeste.

Ed ecco che tra Cielo e Terra si apre uno spazio, un’aria che permette di respirare, crescere e di riprodursi. Il senso di questa separazione è l’evoluzione. Possono esistere generazioni successive, prima intrappolate tutte insieme nel ventre di Gea.

Eppure il messaggio profondo del mito è la visione del tempo come trascorrere degli eventi, ma anche come ritmo, come stagioni, come efficacia ed efficienza, come ciclo di riproduzione e produttività.

Chronos è un ritmo prevedibile e sterile, un copione già scritto, che punta al fare più che al pensare.

Non è un caso, probabilmente, che per gli antichi Greci Chronos era dipinto come un gigante in attesa di divorare i suoi figli, pronto a disfare per poi fare tutto di nuovo come prima.

Sempre per i Greci a Chronos si oppone Kairos, raffigurato come una specie di angelo con le ali sulla schiena e sui piedi, con una bilancia che continua a disallineare e con un ciuffo di capelli svolazzante sulla testa, pronto a mostrare quanto è inafferrabile.

Kairos sconvolge continuamente I suoi piani, il suo modo di essere tempo non è misurabile o quantificabile. Vuole rappresentare l’occasione, la scelta, la qualità o la responsabilità di andare al di là, di estendere I propri confini.

E’ così che tra orizzonte degli eventi, Chronos e Kairos chiudiamo un cerchio, anzi un triangolo. Un triangolo che ci invita a trovare un equilibrio tra quantità e qualità tra le richieste del mondo e quello che è il nostro tempo, tra velocità e durata, tra accettazione del proprio orizzonte degli eventi e volontà di spingerlo.

Saggiamente, consapevolmente, sempre un po’ più in là.

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www.carloloiudice.com

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Attore, public speaking e life coach certificato di base a Berlino dal 2011

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