Quando Neil Armstrong mise il primo piede sulla Luna, pronunciò queste famose parole: “Questo è un piccolo passo per l’uomo, ma è un grande passo per l’umanità”.

Il 28 luglio 2020 io compio un’impresa per me altrettanto importante: mi lancio con un paracadute da 4000 metri di altezza e ve ne parlo in questo episodio di Parola di Life Coach — il podcast di Carlo Loiudice

So che molti di voi lo avranno già fatto e che molti staranno pensando che il paragone nell’incipit di questo episodio era un tantino azzardato, ma so anche che tantissimi altri di voi staranno pensando

“figuriamoci io soffro di vertigini, non lo farò mai nemmeno se mi pagassero un sacco di soldi. Ho addirittura paura a salire su una scala o di affacciarmi al balcone!”

Be’ sapete la verità? Anch’io soffro di vertigini e non amo le altezze. Non che soffra proprio di vertigini, però quelle volte che in teatro mi capita di dover salire su una scala, perché magari c’è da cambiare qualcosa al volo e non si può aspettare il tecnico, non mi sento a mio agio.

Eppure ho fatto una cosa che non avrei mai pensato di poter fare in vita mia e proprio per questo voglio raccontarvela.

Sul mio canale YouTube Carlo Loiudice Coach c’è proprio un episodio dedicato a questa avventura. Potete quindi vedere in video parte di quello che adesso vi dirò.

Tutto è iniziato un po’ per gioco, quando due miei carissimi amici che vivono qui a Berlino, Sara e Giovanni, a seguito di un mio corso sulla comunicazione assertiva decidono di regalarmi un salto con il paracadute.

Ma che belle persone che frequenti Carlo!

In realtà sono due carissimi amici che si sono conosciuti in un mio corso di teatro e che ho avuto l’onore di sposare in Sardegna. No, non sono un prete. Si è trattato di un post cerimonia divertente e poetico al tempo stesso.

Ma torniamo al nostro salto per entrare poi nel merito del life coaching.

Non so se avete presente quanti siano 4000 metri. Per avere un’idea vi dico che un normale aereo di linea vola a 6–8000 metri. A 4000 metri hai la stessa percezione che hai quando guardi fuori dal finestrino.

Fissiamo una data, il 28 luglio 2020. Penso, meglio saltare quando fa più caldo e da lì passa un mese e non ci pensi che potrà mai accadere, tutto ti sembra così lontano…

Ad una settimana dal volo, sul mio Instagram Carlo Loiudice faccio un countdown attraverso le stories ed arrivato al fatidico “meno uno”, cioè al giorno prima e comincio a dirmi: “Ma perché devo farlo? Ma chi me lo fa fare? Ma dove sta scritto che io debba fare una cosa del genere?” E il mio cervello inizia a galoppare. “Hey, un attimo, io sono un life coach! Questa è solamente paura. Cerca di ricontrollare tutto. Chiama la tua di coach!”

Ed è stato proprio grazie a lei che abbiamo messo su un piano per poter gestire la paura ed è questo che voglio condividere con voi oggi.

Quali tecniche mettere in atto se doveste trovarvi di fronte a una sfida del genere che vi provoca grande paura o panico?

1 prendere il solito diario e scrivere tutto quello che si prova a livello fisico: palpitazioni, giramenti di testa, cambio della respirazione, tremolio delle gambe, sudorazione, ecc.

2 fare un’analisi della situazione stimando il reale grado di pericolo. Un tandem con il paracadute è statisticamente un’impresa molto sicura. La percentuale di incidenti è irrilevante. Si tratta di paura percepita. Ci sono molte più probabilità di fare un incidente automobilistico mentre ci si reca in aeroporto che saltando dall’aereo. Il nostro cervello va però in tilt di fronte a questa sfida fuori dall’ordinario e crea uno scenario che genera una paura che, se ci pensate bene, è del tutto ingiustificata.

3 spostare il Focus sul divertimento dell’impresa anziché sul pericolo. Sostituire parole e panico con brivido, divertimento e adrenalina!

4 visualizzare il momento dell’atterraggio. Se poi praticate la meditazione, durante le vostre sessioni, potete visualizzarvi già a terra quando già tutto è finito.

Tutto questo mi ha aiutato tantissimo e mi ha permesso di dormire tranquillamente.

Mi reco di mattino presto ad Alexanderplatz dove incontro Johannes, un altro ragazzo che saltava per la prima volta, e che ha passato la notte in bianco, e Giovanni, il mio amico che mi ha regalato il volo e che è un paracadutista che lo fa da tanti anni per hobby.

Il campo volo dista 60 km.

Giovanni non smette di prenderci in giro vedendoci abbastanza tesi: “Ragazzi, state tranquilli, altrimenti che faccia farete quando si aprirà il portellone?”.

Grazie Giovanni!

Il viaggio, quando lo rivedo su YouTube, devo dire che è davvero un momento divertente di tutta quest’avventura.

Una volta arrivati in aeroporto seguiamo la procedura d’iscrizione e comincia l’attesa del nostro turno. Data la bella giornata ed il cielo quasi terso, sediamo all’aperto e vediamo l’aeroplanino caricare gruppi di lanciatori e scomparire nel blu… però, altino!

Dopo una ventina di minuti vediamo comparire nel cielo i paracadute di chi si è lanciato e sono piccoli come coriandoli.

Un bello spettacolo se non fosse che tra poco saremo noi i prossimi.

Ed ecco che la voce al microfono, cannando completamente il mio cognome che è già difficile per un italiano ci invita a prepararci per il volo.

Indossiamo le tute e conosciamo i nostri rispettivi Tandem. Poi saliamo sull’aereo, l’elica prende a girare più forte e siamo in alto.volo.

Joshua, il mio tandem, è un giovanissimo ragazzo tedesco che siede dietro di me. Mi dà una pacca sulla spalle e mi dice qualcosa. Io credo allora che siamo arrivati all’altezza giusta, ma lui mi “tranquillizza” dicendo che no, quelli sono solo mille metri e che dobbiamo salire ancora!

Stringe l’imbracatura, m’invita a mettere un caschetto di stoffa (a che servirà mai?) ed occhialini e il fatidico portellone si apre.

Giovanni aveva ragione, fa una certa impressione.

Mi spinge fino all’uscita, m’invita a sedermi con le gambe sospese nel vuoto, ad appoggiare la testa alla sua spalla e 3, 2, 1 saltiamo!

Vedendo le immagine del video, penserete che stiamo volando. In realtà non si tratta di un volo, ma di una vera e propria caduta.

Mi viene un pensiero per la mente: e se il paracadute non dovesse aprirsi? Ma poi mi dico, facendomi forse un auto coaching, che quel pensiero è inutile e che vale la pena godersi il momento.

Come ben racconta Will Smith in un video a proposito del suo primo volo, lanciarsi da un aereo è una cosa tanto innaturale — non siamo fatti per volare — quanto emozionante. Significa davvero rompere la comfort-zone e provare un’emozione incredibile.

La mia coach mi aveva detto una frase fondamentale che voglio condividere con voi: non c’è nulla di pauroso a meno che tu non dia questo significato ad una determinata situazione.

Ed è proprio così.

Ora quando mi trovo di fronte ai miei coachee posso parlare loro di paura e di gestione della stessa con maggiore sicurezza. Questa esperienza è stata per me fondamentale.

Se volete confrontarvi con la paura, in un ambito molto sicuro, lo sky-diving potrebbe fare al caso vostro.

Come coach adesso so che la paura va identificata, espressa, messa in discussione razionalmente e lasciata andare. Let it go!

Qui puoi scaricare il mio audiocorso gratuito sulla self-confidence che è un primo passo per poter superare le nostre paure.

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Carlo Loiudice Coach

Parola di Life Coach!

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Attore, public speaking e life coach certificato di base a Berlino dal 2011

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