Mangiarsi le finali, che brutto vizio.

Public speaking, l’arte di parlare in pubblico.

Mangiarsi le finali è un vizio molto diffuso!

Per chi poi è costretto a parlare in pubblico per lavoro, insegnanti a scuola o all’università, professori e imprenditori in conferenze, giornalisti in televisione o in radio o in interviste, ma anche per chi non fa public speaking ma semplicemente s’intrattiene con amici, questo problema è davvero fastidioso.

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Il “pubblico” non ti capisce se mangi le finali (o le parole in generale).

Attento, in qualità di coach devo avvisarti che senza il tuo costante impegno, senza un minimo di motivazione personale, quello che vedrai resterà una semplice nozione. E’, invece, necessario creare una nuova abitudine, a new habit, affinché il tuo cervello riconosca che alla fine della parola c’è una vocale e che questa va assolutamente pronunciata.

A differenza dell’inglese, del tedesco o del francese, l’italiano, un po’ come lo spagnolo, è composto di parole che terminano con vocali. Questo al 99%. Se vuoi essere un buon public speaker e colpire, persuadere e chiamare alla call to action (all’azione) il tuo pubblico mostrando self-confidence (sicurezza in stesso) e autorevolezza, devi avere una buona fonetica. Vediamo come. Prendi un libro qualsiasi e comincia a leggere dal basso verso l’alto e da destra verso sinistra una parola alla volta lentamente.

Photo by Nick Fewings on Unsplash

L’esercizio consiste nell’aggiungere una “t” alla fine di ogni parola. Per esempio: casaT; aT; vadoT; e via dicendo. In questo modo il tuo cervello imparerà che alla fine di ogni parola c’è una lettera e che questa va detta e pronunciata chiaramente.

Se avrai la costanza di fare questo esercizio tutti i giorni per qualche minuto al giorno sia pur leggendo tre righi, vedrai come già dopo una settimana non avrai più il problema di mangiare le finale e come il tuo comunicare diventerà chiaro ed efficace.

Basta solo un po’ di pazienza e di volontà. Ricorda: esercitarsi due minuti al giorno per un mese è molto più proficuo che esercitarsi un’ora in un solo giorno.

Il cervello ha bisogno di tempo per poter sostituire una vecchia e cattiva abitudine con una nuova.

Carlo Loiudice

www.carloloiudice.com

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Attore, public speaking e life coach certificato di base a Berlino dal 2011

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