Il potere magnetico del public speaking

L’anima nella narrazione secondo Ione il rapsodo, Telete, Aristotele e Montale.

I termini public speaking e story telling altro non sono che la versione moderna, e anglofona, delle parole retorica e narrazione e lo speaker altro non è che il buon caro narratore.

Saliamo a bordo della cara vecchia De Loren — quella di “Ritorno al Futuro” per i profani del genere-e facciamo un salto nell’Antica Grecia.

In quel mondo, la cultura aveva un ruolo di primo piano, eppure erano pochi a saper leggere, tanto che la conoscenza della letteratura era affidata ai cantastorie che prendevano il nome di rapsodi.

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Photo by Jason Leung on Unsplash

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Il tempo ha tessuto le lodi del rapsodo Ione, il tipico “è intelligente ma non si impegna”.

Quando Ione racconta di Omero, il suo coinvolgimento è totale, il suo immedesimarsi nelle vicende di Troia giunge chiaro da ogni singolo angolo del palcoscenico.

Quando e’ chiamato a raccontare Esiodo no. Questo non succede. Ma perché?

Ione spiega che il suo non è un lavoro di perizia tecnica ma quasi di magia.

E lo spiega con un esempio.

“Il magnete, non solo attrae gli anelli di ferro, ma infonde agli stessi anche una forza tale che permette loro di attrarre altri anelli.”

Insomma, Ione descrive I suoi momenti di successo più o meno così: esiste una forza magica, un campo magnetico gigante, che parte da Dio, ispira il poeta/scrittore, coinvolge il rapsodo e cattura gli spettatori.

Il magnetismo è l’ispirazione poetica, Dio, il poeta, il rapsodo e gli spettatori sono alcuni degli infiniti anelli di una catena metallica.

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Photo by Douglas Bagg on Unsplash

La seduzione del magnete viene ripresa anche da Aristotele nel De anima.

“Anche Talete (filosofo) sembra congetturare che l’anima sia una forza motrice, se afferma che la calamita ha l’anima perché attrae il ferro”.

Tralasciando per un attimo le leggi della fisica, dalle parole di Aristotele, sembrerebbe logico concludere che se hai un’anima puoi attrarre o respingere.

E se l’anima fosse lo spirito critico, questo statement non sembrerebbe nemmeno troppo difficile da provare.

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Anima e calamita ritornano anche in letteratura più di recente con Montale

“Accade

che le affinità d’anima non giungano

ai gesti e alle parole ma rimangano

effuse come un magnetismo. Ѐ raro

ma accade.”

Montale racconta di un amore lontano ma con una persistente essenza nell’aria.

Ma perché tutto questo romanticizzare la calamita? Cosa hanno in comune Ione, Talete e Montale?

Verrebbe spontaneo pensare che insieme all’uomo è nata anche la sua volontà di orientarsi. Orientarsi nello spazio, nel tempo, nelle idee, nei progetti, nel caos, nelle emozioni.

Orientarsi semplicemente nel mondo, che poi altro non è che una calamita gigante con un polo Nord e un polo Sud.

Orientarsi vuol dire ascoltarsi in fondo e scegliere cosa attrarre o respingere, insomma diventare un po’ delle calamite.

E magari poi succede che se ci ascoltiamo in fondo impariamo anche ad ascoltare e a farci ascoltare, come succede a Ione con Omero e ad ogni buono speaker in grado di vivere l’esperienza dello story telling.

E in fondo ci fa bene non avere paura di raccontarci, come sotto sotto ci suggerisce Montale, mostrare le fragilità e non solo i successi. La narrazione che richiama l’empatia.

Terminato il nostro viaggio e ritornati al presente, non ci resta che prendere atto di quanto la comunicazione sia un esercizio dell’anima, che quando viene praticato bene, con la giusta maestria, è in grado di calamitare il pubblico a una qualcosa che è molto al di sopra di noi.

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Written by

Attore, public speaking e life coach certificato di base a Berlino dal 2011

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