Empatia e public speaking

Gli attori inglesi per dire “mettersi nei panni del personaggio” usano l’espressione “camminare con le scarpe dell’altro”.

Partiamo da questo per parlare di empatia.

Chi ha avuto la fortuna di fare teatro sa quanto, sin dall’inizio delle prove, indossare le scarpe del personaggio sia determinante per poter entrare nel ruolo.

Parola di Life Coach

Anni fa ho avuto la possibilità di partecipare ad una serie di laboratori dell’Odin Teatret di Eugenio Barba, organizzati a Foggia dalla compagnia teatrale Cerchio di Gesso di cui ho fatto parte per molti anni.

Vari componenti dell’Odin si sono alternati in una serie di workshop. Uno di questi era condotto da Torgeir Wethal, noto attore della compagine danese scomparso qualche anno fa. Ricordo con quanta enfasi ci raccontò del fatto che un attore, in fase di studio del ruolo, può fare a meno di scene e costumi, ma non delle scarpe.

Se siete increduli sull’effetto di questo espediente, allora pensate al carnevale e alle scarpe da clown, agli anfibi dei militari o ai tacchi/trampoli delle donne nelle serate di gala. Il portamento di ognuno è fortemente condizionato dalle calzature indossate.

L’empatia è proprio questo, indossare per un momento le scarpe dell’altro e camminarci.

L’empatia è un passo verso il prossimo.

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Photo by Amy Hirschi on Unsplash

Un leader empatico ha, grazie ad una buona capacità di ascolto, il polso della situazione emotiva della squadra. Prima di ogni decisione, considera ogni punto di vista possibile.

Nei miei workshop di life coaching o public speaking amo fare questo esempio.

Un bambino si rivolge a noi perché la sua macchinina si è rotta.

Risposta A: che vuoi che sia, fossero questi i problemi della vita! Il mondo è afflitto da ben altri mali e crescendo te ne renderai conto.

Livello di empatia: zero!

Risposta B: - mi piego sulle gambe per accorciare la distanza tra il bambino e me, prendo la macchina e chiedo - com’è successo? Cosa possiamo fare per ripararla?

Livello di empatia: 10.

Dal punto di vista del bambino la macchina rotta è un problema fondamentale e solo indossando le sue scarpe l’adulto riuscirà a comprenderlo e ad essergli vicino.

E’ tramite l’empatia che si creano connessioni a livello emotivo perché si ascolta con le orecchie, con gli occhi, ma soprattutto con il cuore.

Il buon leader sa ascoltare. Sa che dovendo comunicare con qualcuno dovrà chiudere il computer, sedersi di fronte al suo interlocutore al di qua della scrivania e dedicargli tempo.

Non dimentichiamo che siamo esseri sociali e che abbiamo bisogno dell’altro.

Attraverso la pratica dell’ascolto attivo possiamo creare relazioni privilegiate, cioè in grado di migliorare la nostra vita e la nostra carriera. Saper ascoltare è oggi considerato una soft skill, io direi che è piuttosto una super skill.

La mia esperienza di attore, prima che di coach, mi ha insegnato che si ascolta anche durante un monologo. Si ascolta il pubblico silenzioso, il suo respiro, le sue reazioni. Senza quell’ascolto il monologo sarebbe un soliloquio.

Per questo ogni buon public speaker, prima di imparare a parlare, deve necessariamente imparare a ad ascoltare.

Parola di Life Coach

www.carloloiudice.com

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