Complotti e complottismi vari.

3 ragioni che ci spingono verso il complottismo.

Anche questa mattina dopo colazione e dopo aver scritto sul mio diario (attività quotidiana che consiglio sempre durante le mie sessioni di life coaching) ho aperto Facebook e ho notato, ancora una volta, i soliti due o tre personaggi che cominciano a scrivere ”occhio alle mascherine; siete delle capre; non crediate a tutta questa storia del virus; se solo sapeste il 10% di quello che so io… ; non scaricate la App Immuni!” ed altre bufale del genere.

Sto ovviamente parlando di complotti e di complottismo.

Che cosa spinge la gente a diventare complottista? Andiamo a vedere tre punti fondamentali.

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1 La continua ricerca del perché.

Se mi rubano lo zaino, inizierò a chiedermi perché mi è successo, cosa ho fatto di male. Se mi rubano la macchina o se sto andando al mare e comincia a piovere, comincerò ad interrogarmi sul senso di tale evento anziché accettarlo per quello che è.

Se c’è un virus che parte dalla Cina e dall’altra parte del mondo c’è un tale Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti d’America, che sta facendo una sorta di guerra al Governo di Pechino, per il cervello uno più uno fa due ed ecco che il virus è stato creato per annientare Donald Trump negli Stati Uniti!

Questa è solo una delle teorie che gira di rete che serve a farci comprendere questa trappola cognitiva.

2 Il bisogno costante di tenere le situazioni sotto controllo.

Tutto quello che sfugge al nostro controllo ci stressa terribilmente. Il coronavirus ne è l’esempio più eclatante, ma non il solo. Pensate alle Torri Gemelle. Per la prima volta gli Stati Uniti, ovvero la nazione militarmente più potente del mondo, vengono attaccati sul loro territorio. Ed ecco che partono delle teorie affascinanti, articoli e video di “esperti” che “dimostrano” che il tutto era una manovra di Bush per poter attaccare l’Iraq eccetera, eccetera.

Insomma adesso non ricordo nemmeno bene tutte le teorie intorno a quell’episodio, ma capite bene come una situazione straordinaria, rientri in un certo senso sotto il nostro controllo, o perlomeno diventa concepibile, grazie al complotto.

Lo sbarco sulla luna è un’impresa meravigliosa quanto fuori dell’ordinario. Il pensare che il tutto sia stato girato in uno studio hollywoodiano lo riporta in un piano di realtà e quindi paradossalmente sotto il nostro controllo.

Lo stesso vale per il coronavirus, la situazione fuori controllo per eccellenza. Mentre molti Governi stanno cercando di affrontare la situazione al meglio, una schiera di complottisti si dà un gran da fare per affrontare la paura della perdita del controllo.

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Photo by Chris Nguyen on Unsplash

3 La nostra buona reputazione.

Il complottista, con il suo modo di agire, cerca di aiutare gli altri a capire quello che egli solo sa.

E’ vittima di una sorta di narcisismo da un lato, e della volontà di poter fare del bene dall’altro. Egli studia, ricerca, legge fonti alternative. Ovviamente bisogna capire quali fonti e in base a che cosa fa le sue ricerche. Non dimentichiamo che spesso eseguiamo ricerche per ottenere conferme e non per appurare una verità.

La diffusione e condivisione di tali scoperte, gli dà accesso alla community del complottismo globale e maggiori saranno le sue scoperte, maggiore sarà la reputazione che gli verrà riconosciuta.

Non è da sottovalutare il grosso ruolo che in tutto ciò giocano i social media.

Quale sarebbe allora la soluzione? Accettare tutto quello che ci viene detto dalle fonti ufficiali?

No. Il dubbio e sacrosanto e nessuna notizia va accettata senza un minimo di ricerca, ma d’altro canto bisogna resistere alla tentazione di creare teorie, sicuramente affascinati e rassicuranti, ma che non hanno spesso nulla a che fare con la realtà.

Il complottista ama avallare le proprie tesi con il senno di poi. “Ve lo avevo detto”, tralasciando tutte quelle volte che le sue predizioni non si sono avverate.

Cita fonti e autori e ricerche di dubbia provenienza.

Ha un modo di leggere i dati spesso fazioso e in casi come quelli del CoVid, questo suo agire può portare a comportamenti rischiosi.

Si pensi alla resistenza verso la App Immuni, in nome della protezione della privacy, in un mondo dove i nostri dati sono sotto gli occhi di tutti.

La geolocalizzazione, i social media, il riconoscimento facciale, l’uso dell’impronta digitale, i pagamenti automatici, le varie cloud, il semplice prelievo del denaro dal bancomat o il connettersi del telefono alle varie cell broadcast rendono ogni nostra azione registrabile.

Al netto di tutto ciò direi che l’App Immuni rappresenti uno di quei casi esemplari in cui la tecnologia può essere di grande supporto.

Indossiamo le mascherine, laviamoci le mani, manteniamo la distanze e rispettiamo i protocolli. Direi che è questa la cosa più sensata che possiamo fare al momento.

Parola di Life Coach.

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Written by

Attore, public speaking e life coach certificato di base a Berlino dal 2011

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